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Tomas
Quintin Rodriguez nasce in un piccolo villaggio Cubano nei pressi
dell'Havana, da un'importante famiglia aristocratica del luogo.
Suo padre era il generale Rodriguez, al servizio del dittatore Gerardo
Machado, figlio del Cardinale dell'Havana. In seguito ad un colpo
di Stato, nel 1952 salì al potere Fulgencio Batista, e il
generale Rodriguez venne arrestato. Un simile accaduto scioccò
pesantemente il padre di Tomas, che per cinque anni rimase ricoverato
in un ospedale psichiatrico. Anche dopo il suo ritorno in servizio
le cose non cambiarono, e in un tragico giorno, Rodriguez si uccise
nella sua abitazione, proprio sotto gli occhi di Tomas. Il temperamento
già di natura ribelle di quest'ultimo, dopo un così
grande dolore, lo spingono ad allontanarsi dalla sua terra per realizzare
il sogno di diventare attore. Finiti gli studi infatti parte per
gli Stati Uniti, dove si iscrive al mitico Actors Studio di Elia
Kazan, scuola che gli permette di recitare in diverse opere teatrali.
Il suo talento viene notato da un regista Francese, Jean Cocteau,
che decide di portarlo in Italia, a Spoleto, in occasione del Festival
dei Due Mondi. Il nostro paese ha portato molta gloria e fortuna
a Tomas, il quale ha l'occasione di lavorare per degli storici registi
come Antonioni e Bertolucci. Ed è proprio l'Italia che consacra
definitivamente la figura artistica di questo attore, che va ad
inserirsi alla perfezione in un periodo di cambiamento per il cinema
Italiano, costituendo per molti versi anche il simbolo di una svolta
ed il baluardo di un genere. Ci troviamo più precisamente
nella fase in cui il cosidetto cinema poliziottesco sta esalando
l'ultimo respiro. Ormai i vari commissari che, impavidi, sfidano
la malavita organizzata, hanno perso la loro aurea di interesse
da parte del pubblico, così, come accadde per lo "spaghetti
western", che da Sergio Leone si trasformò in commedia
con Bud Spencer e Terence Hill, i quali rigenerarono il filone western
per diversi anni ancora, così accade per il poliziottesco.
Si sentiva infatti la necessità di trovare un personaggio
che prosegua si la strada percorsa dai precedenti ispettori (Maurizio
Merli docet) ma che esorcizzi il suo ruolo fino a quel momento un
pò troppo preso sul serio, con una sana dose di ironia e
insolenza: è l'alba per l'ispettore Nico Giraldi. Ma come
è nato Monnezza? Da un episodio molto singolare. Galliano
Juso e Bruno Corbucci si trovano a Napoli per girare un film, Il
Trafficone, e proprio a Juso capita di subire uno scippo ad opera
di due delinquenti a bordo di una Kawasaki. Strano a dirsi ma Galliano
rimane così colpito da quel fatto ("Uno scippo straordinario,
irripetibile da quanto era bello..."dirà poi in un'intervista)
che scrive la sceneggiatura per il primo film della saga di Giraldi:
Squadra Antiscippo. Messa in piedi la sceneggiatura è arrivato
il momento della creazione del soggetto. Si pensa all'inizio di
prendere spunto dal personaggio di un film uscito in USA in quel
periodo, Serpico, con il grande Al Pacino. Corbucci e Juso propongono
a Milian la parte e lui accetta ben volentieri, ma fa presente che
la figura di Serpico è troppo lontana dalla realtà
Italiana. C'è bisogno di un personaggio popolare, di una
figura vicina alla gente, un eroe che vive come la gente comune,
che si esprime come la gente comune: Milian ha avuto un'idea geniale.
Abiti eccentrici, scarpe da tennis, linguaggio da borgata Romana,
berretto multicolore perennemente infilato in testa e un passato
da delinquente di periferia: questo è a grandi linee l'identikit
del nostro beniamino. Tomas, fin dal suo arrivo in Italia, e più
precisamente a Roma, rimane assolutamente rapito dal dialetto di
questa città, così musicale e divertente. I connotati
fisici ed il look di Monnezza traggono invece spunto dalla controfigura
dell'attore, un certo Quinto Gambini, dal quale Milian attinge il
gusto del pecoreccio e della battuta di grana grossa. E' doveroso
ricordare che, benchè l'attore fosse doppiato dal compianto
Ferruccio Amendola, recitava in un dialetto Romano a dir poco perfetto
e, particolare ancor più sbalorditivo, era proprio Tomas
Milian a scrivere i testi delle battute di Giraldi. Tutti questi
ingredienti altro non potevano che creare una formula più
che vincente...e miliardaria, articolata in ben 11 pellicole sulle
gesta del commissario più sboccato d'Italia. La filmografia
Monnezzara si potrebbe dividere in due grandi periodi: il periodo
delle "squadre" e quello dei "delitti". Il primo
descrive la genesi, la caratterizzazione e la definitiva consacrazione
del personaggio, mentre il secondo ne rafforza i connotati e ne
delinea la sua evoluzione verso un genere più "family"
o più di mercato, sino al suo conseguente declino. Attorno
al commissario Giraldi, come nei migliori fumetti di supereroi,
ruotano delle presenze molto importanti che contribuiscono a infondere
linfa vitale e continuità alla storia. Ricordiamo Massimo
Vanni nella parte del collega Gargiulo, lo straordinario Enzo Cannavale,
ma sopra tutti quanti dobbiamo citare l'indimenticabile Franco Lecher
in arte Bombolo, nei panni del ladruncolo Franco Bertarelli, più
noto col nomignolo di Venticello. I siparietti comici a base di
"pizze" fra Milian e quest'ultimo sono sublimi e spesso
valgono l'intera visione del film. Gli anni passano e il meccanismo
inizia però a dare i primi segni di cedimento. In seguito
al passaggio alla scuderia Cecchi Gori, che comincia a distribuire
e produrre i film di Monnezza da Delitto al Ristorante Cinese, il
prodotto perde di quella malizia e grossolanità che lo contraddistingueva,
e lo stesso Giraldi subisce una pesante ripulita dalla sua proverbiale
volgarità, forse per venire incontro ad un pubblico più
vasto. In più Tomas, in piena fase di rinnovo artistico,
dopo essere tornato dall'India in seguito ad un lungo periodo di
disintossicazione da alcool e droghe, comincia a non gradire più
come prima il suo alter ego, divenuto ormai l'ombra di se stesso
e la sua ossessione (la gente ormai non lo vedeva come Tomas Milian,
ma come Monnezza). Così, nel 1984, esce l'ultimo capitolo
di Monnezza: Delitto al Blue Gay, prodotto dalla Medusa Film. Gli
incassi non vanno come si sperava, e la saga dell'ispettore Giraldi
arriva alla definitiva conclusione. Ora Tomas Milian è completamente
cambiato, sia nell'aspetto (sono passati anche diversi anni) che
nei ruoli di grande successo da lui interpretati (una delle ultime
pellicole dove ha recitato è Traffic), ma nei cuori di tutti
i Trashofili, anche se ci togliamo il cappello di fronte alla sua
bravura, nei nostri cuori rimarrà sempre quell'irriverente
poliziotto dai modi spicci e la battuta al fulmicotone.
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