Lo
sviluppo del genere "CANNIBAL" in Italia
Nel
1972 Umberto Lenzi, poliedrico e versatile regista italiano, porta
involontariamente sul grande schermo l'argomento cannibali. Ne
"Il paese del sesso selvaggio", all'avventura vera e
propria si mescola la vecchia ideologia shocking dei mondo-movie
di Jacopetti e Prosperi. Il film contiene alcuni elementi classici
del cannibal movie ma non riesce a riassumere in se tutti gli
aspetti necessari per essere considerato un vero e proprio capostipite
del genere, risultando più plausibilmente un precursore.
La vera svolta si ha con "Ultimo mondo cannibale" di
Ruggero Deodato che a cinque anni di distanza rappresenta il primo
vero cannibal movie della storia. Il produttore del film, Giorgio
Carlo Rossi (già produttore de "Il paese del sesso
selvaggio"), vuole una pellicola che calchi di più
la mano sul gore e sulla violenza e propone il film a Lenzi, che
rifiuta la regia e la passa ad un giovane talentuoso di nome Ruggero
Deodato. Il lungometraggio è ispirato ad un fatto realmente
accaduto nel 1975 nell'isola di Mindanao. La forza del film sta
nel coinvolgere lo spettatore in un'atmosfera claustrofobica e
carica d'orrore, per poi stordirlo con immagini forti di violenza
su uomini ed animali.
Nello stesso anno Aristide Massacesi (Joe D'amato) firma "Emanuelle
e gli ultimi cannibali" interpretato dall'immancabile Laura
Gemser nei panni di reporter. D'amato contamina il genere cannibal
con l'erotico in una sorta di connubio tra amore e morte. Nella
prima parte della pellicola viene approfondito l'aspetto erotico
del film mentre nella seconda parte tutto viene sacrificato al
gore più estremo. Siamo nel 1978 quando Sergio Martino
realizza "La montagna del dio cannibale" seguendo la
scia del binomio sesso-violenza. Il film alterna alle scene di
nudo di un'Ursula Andress in gran forma, scene di estremo impatto
visivo in cui le vittime (animali e uomini) subiscono sadiche
torture. Il 1979 è l'anno della svolta: Ruggero Deodato
torna al filone cannibalico a suo modo, regalando al pubblico
il celeberimmo "Cannibal Holocaust" senza ombra di dubbio
il migliore film del genere. Quest'ultimo è un susseguirsi
di colpi allo stomaco, la violenza affiora nuda e si mostra in
tutta la sua potenza agli spettatori. I canoni del cannibal movie
vengono estremizzati e raggiungono vette mai toccate in precedenza.
Il tutto viene condito, per opera di Riz Ortolani, da una ripetitiva
musica dolciastra che sottolinea le scene più estreme,
capace di calare lo spettatore in un'atmosfera surreale che lo
rende vulnerabile alle immagini proposte. Proprio per i suddetti
motivi la pellicola andò incontro a severi provvedimenti
della giustizia italiana che oltre a congelarla per ben quattro
anni, diede consistenti multe a buona parte del cast. Soltanto
un ricorso alla Cassazione riuscì a sbloccare il film,
ma ormai ad anni di distanza e privato di molte scene, "Cannibal
Holocaust" passò quasi inosservato. Nel 1980 Lenzi
torna al cannibal con "Mangiati vivi!", film violentissimo
che però, nonostante produttore e regista minimizzino,
ricicla molto materiale proveniente da altri film come "La
montagna del dio Cannibale" e "Ultimo mondo cannibale".
Sempre nello stesso anno esce "Zombi Holocaust" di Marino
Girolami, un film di bassa fattura con esasperati momenti splatter
a metà tra un cannibal e uno zombie movie. Il genere torna
al suo iniziale splendore nel 1981 grazie a "Cannibal Ferox"
di Umberto Lenzi.
La pellicola è seconda solo a "Cannibal Holocaust"
in quanto a violenza, problemi giudiziari e censure. Il film nacque
su esplicita richiesta di distributori tedeschi che memori de
"Il paese del sesso selvaggio", volevano un altro lungometraggio
diretto da Lenzi ma con più sangue e più gore. Nonostante
le molte analogie col film di Deodato, "Cannibal Ferox"
risulta uno dei più efficaci del suo genere. Nel 1984 Michele
Massimo Tarantini si discosta dalla commedia sexy per approdare
al genere cannibal: nasce così "Nudo e selvaggio".
La pellicola di Tarantini è un misto di commedia e avventura
che sfocia solo per circa mezz'ora nel filone cannibalico regalando
in ogni caso qualche brivido. Il cannibal movie ormai è
in fase calante quando nel 1985 esce "Inferno in diretta",
ultimo tassello della trilogia di Deodato. Il film è ben
lontano dai sui predecessori e li ricorda solo per le scene gore
e l'ambientazione. Il problema maggiore di "Inferno in diretta"
sta nelle diverse intenzioni del regista e del produttore: il
primo vorrebbe un film più incentrato sull'avventura mentre
il secondo una sorta di seguito di "Cannibal Holocaust".
Con quest'ultima fatica si chiude definitivamente il filone dei
cannibal movie.
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