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Come
già accennato, la Hammer, nel corso di tutta la sua storia, ebbe una particolare
predilezione per soggetti di origine letteraria e produzioni seriali,
infatti agli esordi la Hammer, prima ancora di divenire famosa con l'horror,
produsse, per esempio, un film ("Chase me Chan") dedicato al detective
sinoamericano Charlie Chan, famosissimo negli anni 30, ed addirittura
tre film con Robin Hood come protagonista ("The men of Sherwood forrest"
1954, "Sword of Sherwood Forrest" 1960, "A challenge for Robin Hood" 1967).
Ad inaugurare però questa tradizione fu una miniserie di tre film di spionaggio
con un protagonista di nome Dick Barton, precursore di 007 ("Dick Barton
Special Agent-Dick Barton Detective", "Dick Barton Strikes Back", "Dick
Barton at Bay"), la serie venne sospesa ed il quarto episodio ("Dick Barton
in Darkest Africa") fu messo in produzione ma mai realizzato. Dopo qualche
anno la Hammer fece una "puntata" anche nella famosa serie "Il Santo",
Simon Templar fu protagonista di "The Saint's return", nel 1953, ispirato
alla serie della RKO degli anni '30, ma il successo del personaggio era
destinato ad arrivare solo negli anni 70, con Roger Moore come interprete,
il film fu un insuccesso al botteghino ed il soggetto venne abbandonato.
Il già citato dottor Quatermass, personaggio principale dei primi successi
della casa di produzione inglese, fu protagonista in totale di tre film
di produzione Hammer, insieme ai già citati "Quatermass and the X-periment"
e "Quatermass 2", l'ultimo fu "L'astronave degli esseri perduti" (1967).
La serie venne conclusa, nel 1979, da Piers Haggard ("Quatermass conclusion"),
la produzione di quest'ultimo film non fu però dei gloriosi studi di Bray,
che in quegli anni vivevano un periodo di crisi profonda. La Hammer non
mancò di dare una propria versione del mito dell'uomo delle nevi ("The
abominable Snowman" del 1959), la versione del mito dello Yeti proposta
dalla casa inglese, diretta da Val Guest ed interpretata da Peter Cushing,
rimane probabilmente la migliore mai realizzata nella storia del cinema.
In questo film la Hammer introdusse una novità tecnica, fu infatti il
primo realizzato in "Hammerscope", una tecnologia widescreen molto simile
al "Cinemascope", tale tecnologia fu più volte riutilizzata in seguito.
Il 1959 fu un anno d'oro per la casa di Bray, quell'anno infatti uscì
anche "L'uomo che ingannò la morte" ("The man who could cheat death"),
tratto da una piece teatrale di Barre Lyndon e sceneggiato da Jimmy Sangster.
Tenendo presente anche il capolavoro di Bergman "Il settimo sigillo" (notevoli
sono, comunque, le differenze), uscito pochi anni prima (nel 1956), la
Hammer mise in scena la sua partita a scacchi con la morte, sfruttando
l'abilità tecnica del regista Terence Fisher e dello scenografo Bernard
Robinson, che con l'aiuto di Jack Asher diedero vita ad una serie di fiammeggianti
effetti cromatici, che erano la vera caratteristica dominante di un film
che, nonostante soffra di un po' di staticità di scena, retaggio della
sua origine teatrale, rimane comunque, in assoluto, uno dei capolavori
più sottovalutati della compagine inglese, più volte imitato ("The Sphyx"
e "Linea mortale" per esempio) , ma mai equivalso. Nel 1959 fu distribuito
anche "La furia dei Baskerville"; il primo incontro Hammer con Shelock
Holmes, nonchè primo film a colori del famoso detective, fu interpretato
da Peter Cushing e Christopher Lee e diretto da Terence Fisher. L'atmosfera
cupa, in pieno stile Hammer ed una (seppur leggera) virata verso il genere
horror, ne fecero uno dei film più riusciti dedicati ai personaggi creati
da Conan Doyle. Ne fu rapidamente messo in cantiere un seguito ("Sherlock
Holmes-La valle del terrore" 1962) sempre diretta da Terence Fisher ed
interpretata ancora dalla coppia Lee-Cushing. Decisamente meno riuscito
del primo, questa coproduzione anglo-tedesca, non venne rilasciata con
etichetta Hammer. L'anno della distribuzione di "La furia dei Baskerville"
fu anche quello del primo incontro con la saga stevensoniana di Jekyll
e Hyde, "The ugly ducking", infatti, si ispirava chiaramente ai personaggi
di Stevenson, ma non in via ufficiale, per l'utilizzo dichiarato dei diritti
ci sarebbe stato da aspettare un altro anno, con l'uscita di "The two
faces of Dr. Jekyll". Il soggetto venne poi messo da parte per oltre dieci
anni e quindi rielaborato al femminile, nel 1971 con "Dr. Jekyll and Sister
Hyde". Alla fine degli anni '50, periodo assai florido per Carreras &
Hinds, venne riesumata dall'oblio dei magazzini Universal anche la Mummia,
portata al successo dal regista Karl Freund nel 1932.
Il
primo film dedicato al "rinato" Sacerdote Kharis fu affidato alla premiata
ditta Fisher-Lee-Cushing, come risultato il nuovo "The Mummy" ("La Mummia")
ottenne un buon successo (meno clamoroso, però dello standard dei film
lasciati nelle mani dei tre simboli Hammer in quegli anni). Alla Mummia
furono dedicati altri tre film: "The curse of the Mummy's Tomb", del 1964,
fu diretto da Michael Carreras, senza la coppia d'oro Lee-Cushing, con
risultati non entusiasmanti, sicuramente più pregevole " The Mummy's shroud"
("Il sudario della Mummia"), datato 1967, diretto da John Gilling, mentre
l'ultimo film che ebbe come protagonista questo personaggio ("Blood from
the Mummy's tomb", 1971, "Exorcismus" in Italia), fu tratto da una novella
di Bram Stoker ("Jewels of the Seven Stars") e nonostante qualche problema
in fase di produzione (il regista Seth Holt morì durante le riprese e
il film fu finito dal produttore Michael Carreras) risultò comunque un
horror decisamente affascinante, soprattutto grazie alle atmosfere create
dalla sceneggiatura di Christopher Wicking. Quest'ultimo film fu rifatto
da Mike Newell nel 1980 col titolo "Alla trentanovesima eclisse"("The
Awakening"). Dopo l'acquisizione dei diritti di molti dei personaggi "horrorifici"
più famosi della Universal, la Hammer non produsse solo i film sopra citati,
infatti, nel 1961, fu distribuito "Curse of the werewolf" ("L'implacabile
condanna"), liberamente tratto dal romanzo "The Werewolf of Paris" di
Guy Endore, nel quale il ruolo del lupo mannaro venne affidato al famoso
attore inglese Oliver Reed, e, nel 1962, "The Phantom of the opera" ("Il
fantasma dell'opera") interpretato da Herbert Lom. I due film in questione,
diretti da Terence Fisher e sceneggiati da John Elder ebbero una sorte
decisamente diversa, il primo ebbe grande (e meritato) successo, il secondo,
nel quale faceva capolino (cosa strana per gli horror Hammer) una certa
qual vena di sentimentalismo, penalizzato anche, per la verità, da scenografie
e costumi non all'altezza delle precedenti (e successive) apparizioni
cinematografiche del "fantasma", nonostante il rilevante sforzo economico,
rappresentò il primo autentico fiasco al botteghino di Terence Fisher
e fece rimpiangere le precedenti interpretazioni date da Rupert Julian
(1925) e Arthur Lubin (1943) della storia del "fantasma". Un altro soggetto
di origine Universal venne messo in cantiere a Bray negli anni '60, ma
il progetto di un film con l'uomo invisibile come protagonista non si
concretizzò mai. Al contrario di "Il fantasma dell'opera", qualche anno
dopo, "One Million years B.C." ("Un milione di anni fa", 1966, regia di
Don Chaffey), ancor più oneroso economicamente (è il film più costoso
della storia della Hammer), ebbe ottimi riscontri al botteghino, risultato
ottenuto probabilmente più per il clamore suscitato dai costumi succinti
della protagonista Raquel Welch che per i bei modellini delle creature
preistoriche costruiti da Ray Harryhausen. Sia come sia questo film fece
nascere un nuovo filone Hammer, di ambientazione storica, spesso con protagoniste
di sesso femminile ("Slave girls" 1967, "The viking queen" 1967, "When
dinosaurs ruled the earth" 1970, "Creatures the world forgot" 1971). Il
filone "al femminile" della Hammer diede risultati più pregevoli (nonostante
un budget decisamente più contenuto) in ambientazione fantasy ("The Gorgon"
del 1965, "She" del 1965 ed il meno riuscito "The vengeance of She" del
1968, il primo basato sui miti dell'antica Grecia, gli ultimi due ispirati
all'eroina creata da H. Rider Haggard) ed horror (in particolare con la
trilogia dedicata alla vampira Carmilla, alias Mircalla, personaggio nato
dalla penna di J. Sheridan Le Fanu: "Vampire lovers" 1970, "Lust for a
vampire" 1971, "Twins of evil" 1971). In questo ambito si può collocare
anche "The Anniversary" ("L'anniversario" 1968) una black comedy diretta
da Roy Ward Baker ed interpretata da Bette Davis nel ruolo di una ferocissima
matriarca feticista con un solo occhio.
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